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È, la musica,
come una possibilità che non ha avuto seguito;
l’umanità ha imboccato altre strade,
quella del linguaggio parlato e scritto.


Marcel Proust



Pur essendo stata riscoperta in tempi abbastanza recenti, la Musicoterapia è un’arte antica. I suoi presupposti si basano, com’è ovvio, sull’uso del suono a fini terapeutici.
La musica, in questo ambito, non va pensata nel senso letterale del termine, ma in quello più generale di universo sonoro. Un universo svincolato dai canoni culturali accademici e il cui cardine resta il suono, inteso e impiegato nella sua accezione più ampia. Qualsiasi elemento udibile e qualsiasi sua manipolazione può costituire materiale utile per la terapia musicale.



Affresco della Reggia di Caserta: Pan con il flauto

Quanto ai campi di applicazione, la Musicoterapia ha un raggio di azione piuttosto vasto: prevenzione, disagio psichico, disagio sociale, problemi cognitivi, problemi psicologici di varia origine, cerebrolesioni (acquisite e non), ipercinesia, dislessia e disturbi dell’apprendimento, disturbi del linguaggio, disturbi della memoria, dipendenze, morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson, e altri ancora. Questo perché il suono è un fenomeno di portata universale e, al tempo stesso, accompagna ciascun essere umano fin dalla sua nascita e ancor prima, nel grembo materno. Non solo: è possibile chiudere gli occhi se non si vuole guardare, ma è impossibile eliminare del tutto la percezione del suono.



Proprio per questo, la Musicoterapia si rivela utile anche nelle situazioni che non sconfinano ancora nella patologia ma che necessitano tuttavia di un sostegno. Il confine tra Musica e Musicoterapia è estremamente labile, tanto che oggi ci si imbatte sovente in situazioni di animazione o di ascolto musicale definite Musicoterapia. Senza voler nulla togliere al potere terapeutico della musica (siamo i primi a crederci, ovviamente!), insistiamo nel dire che la Musicoterapia non si esaurisce nella proposta di musica, ma nel suo utilizzo consapevole. La Musicoterapia utilizza il suono, il rumore, il silenzio e tutti gli innumerevoli parametri che costituiscono le leggi del mondo sonoro e musicale.

Un luogo comune piuttosto diffuso è quello di pensare alla Musicoterapia come a un momento di puro ascolto. Questo è comprensibile, ma non tiene conto delle innumerevoli implicazioni del fenomeno musicale, né gli riconosce i poteri più celati di vibrazione acustica, di stimolazione cerebrale, di potenziamento della capacità di concentrazione, di attivazione della motricità, di incidenza psicologica e, soprattutto, di comunicazione.


L’ascolto, dunque, è una parte della terapia, ma non ne costituisce il motore portante, se non in situazioni circoscritte. In che cosa si concretizza dunque il momento musicoterapico? In un’improvvisazione musicale del tutto estemporanea, con strumenti e voce, in cui i parametri sonori - i timbri, i volumi, i ritmi, le scelte armoniche e melodiche - sono attentamente calibrati in funzione del fine che ci si è proposti.



Fotogramma dal documentario RAI L’arte che cura (regia Nino Bizzarri)

La musica è un linguaggio infatti, ma non nel senso stretto del termine. Non può dare informazioni né veicolare contenuti ma, come tutti i linguaggi, ha la possibilità di costruire risposte pertinenti a domande logiche. E’ proprio questo ciclo continuo di domanda e risposta a dar vita al dialogo musicoterapico. Un dialogo atipico, certo, giacché è costruito sui suoni e non sulle parole, ma sicuramente un dialogo che mantiene in sé una logica intrinseca, così come tutti i dialoghi umani.
Se alla fine della seduta di Musicoterapia si può affermare, in tutta onestà, di essere riusciti a dialogare, allora quell’incontro non sarà stato inutile.


Fotogramma dal documentario RAI L’arte che cura (regia Nino Bizzarri)

"La Musicoterapia è proprio l’avventura di un dialogo, ogni volta diverso. Solo che il suo valore non sta nel che cosa viene detto. Sta nel fatto di dialogare."
      (L. Cavallari M. Cavallari, Suono, musica, musicoterapia)

Auguriamo a tutti i terapeuti e ai loro pazienti di trovare la dimensione più personale e più fruttuosa del loro dialogo.


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